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un articolo su Keith Emerson

courtesy by Artists and Bands

Keith Emerson: Ars Longa Vita Brevis
La morte di Keith Noel Emerson, in questo primo scorcio di 2016 che ha portato via nomi eccellenti del rock storico, pone il problema dell’assenza di una corretta divulgazione culturale in questo Paese, impantanato fra una latitante e incompetente informazione pubblica e una critica musicale non sempre all’altezza.
Keith Emerson è stato un personaggio chiave della storia della popular music sviluppatasi nella società industriale della seconda metà dello scorso secolo e il suo contributo allo sviluppo del linguaggio del rock non sempre è stato colto nella sua interezza. Il tastierista britannico ha fatto parte di quella seconda ondata di artisti europei, prevalentemente espressione di una middle-class dotata di un certo grado di istruzione musicale, che diede vita ai gruppi rock della seconda metà degli anni '60. 
Le capacità tecnico-musicali e il grado di scolarità superiore della media degli artisti di questa generazione consentì loro di ideare un progetto di rock più sofisticato e senza dubbio la carriera di Keith Emerson va inserita in questo contesto. Già la sua esperienza con i Nice, che parte dal 1967, mette in chiaro immediatamente alcuni elementi che rendono Emerson un musicista che non può essere considerato mera espressione di una stagione contrassegnata dal tecnicismo e da inutili complicazioni formali.Se è vero che le massime espressioni della sua musica sono indissolubilmente legate alla breve stagione rock-prog, è altrettanto vero che l’influenza del suo lavoro ha travalicato i generi e le epoche e che è altamente riduttiva una visione che lo localizza a fenomeno di una sola fase storica della musica rock.
Emerson e le tastiere
Uno dei punti riconosciuti è il ruolo rivoluzionario di Keith Emerson nei confronti del linguaggio dell’organo e delle tastiere in generale all’interno del rock.
Per tutti gli anni '60 l’organo Hammond fu uno strumento presente all’interno dell’armamentario delle band rock, come del resto lo era la chitarra, ma le modalità esecutive sullo stesso erano mutuate dal jazz e dalla black music. Fino a Keith Emerson il rock non aveva interiorizzato l’organo ridisegnandone il lessico sonoro all’interno del proprio linguaggio. Contemporaneamente all’operazione di ridefinizione delle potenzialità espressive della chitarra elettrica che effettuava Jimi HendrixEmerson ricollocava l’organo Hammond, cosa che avrebbe fatto poi con il sintetizzatore, all’interno di nuovi perimetri sonori e feticistici: era anch’esso un generatore di distorsioni e di suoni strani e contemporaneamente un oggetto scenico da pugnalare e sbattere per terra.Emerson trasformava l’organo in uno strumento musicale caratteristico del rock e in un elemento performativo allo stesso tempo, come Hendrix faceva con la Stratocaster. La reinterpretazione dell’organo e in generale delle tastiere, caratterizzerà il rock dei decenni successivi conferendo a quello strano congegno lo stesso ruolo rituale all’interno della cerimonia collettiva della performance.

THE NICE
Emerson e la musica
Un tassello importantissimo che sfugge spesso alle analisi sul progressive, e in particolare sul tastierista inglese, riguarda un elemento squisitamente musicale che il rock degli anni '60 fino a quel momento aveva soltanto sfiorato: il rapporto con la musica colta e, in particolare, la musica classica. La radice afroamericana del rock che incentrava la propria struttura armonica su una semplificazione della struttura del blues sorretta da una serie originale di ritmi sincopati, aveva consentito solo lievi accostamenti alle complessità della musica europea, dovute alla maestria arrangiativa del compianto George Martin e ad alcuni tentativi di ibridazione tentate in alcune canzoni di piccole sezioni di provenienza classica.Gli artisti del prog-rock metteranno sul tavolo l’urgenza di un confronto con la musica classica e il jazz, aspirando alla nobilitazione del rock da musica di puro intrattenimento a “musica seria” come era avvenuto per il jazz a partire dagli anni 50. I Nice sono senz’altro tra i massimi fautori di questa tendenza, il background jazzistico dello stesso Emerson gli farà individuare subito due autori a cavallo fra i generi jazz e classica come David Brubeck Leonard Bernstein di cui la band farà due reinterpretazioni: “Rondò” del 1967 (“Blue Rondò A la Turk” di Dave Brubeck) e “America” del 1968 (da “West Side Story” di Bernstein). Ma il cuore dell’esplorazione messo in atto dai Nice è la sinergia con il mondo della musica classica dal quale attingono varie composizioni ed è questa la vera forza del progetto come dice lo stesso Emerson sulle note di copertina di "Ars Longa Vita Brevis" dei Nice: "La prima legge di Newton dice che «in assenza di forze, un corpo in quiete resta in quiete, e un corpo che si muova a velocità rettilinea e uniforme continua così indefinitamente». Questa volta la forza viene da una sorgente Europea. La nostra è un'estensione dell'Allegro tratto dal Concerto brandeburghese n. 3 di Johann Sebastian Bach. Ieri ho incontrato qualcuno che ha cambiato la mia vita, oggi abbiamo creato un sound che indica perfettamente qual è il nostro obbiettivo. Domani è storia di ieri e l'arte ci sarà ancora, anche se la vita termina."

EL&P - Carl Palmer, Keith Emerson e Greg Lake
Con la formazione degli Emerson Lake & Palmer le aspirazioni del tastierista trovano nuovi spazi. Innanzitutto le reinterpretazioni riguarderanno prevalentemente autori contemporanei o moderni che andranno ad incidere anche sullo stile compositivo dei tre musicisti, spesso il confine fra il materiale composto e quello re-arrangiato diviene sempre più sottile.
Emerson individua non solo composizioni di autori reinterpretabili dal trio ma compositori in grado di incidere stilisticamente sul genere musicale di cui il gruppo è esponente. Già su"Emerson Lake and Palmer", l’opera prima del 1971, emergono composizioni di Bela Bartok (“Allegro Barbaro” che diviene “The Barbarian”) e Leos Janacek (“Knife Edge" da “Sinfonietta”) che, con i loro cluster armonici e i loro tempi dispari, rappresentano il retroterra naturale del progressive rock.Gli EL&P quindi supereranno i barocchismi di cui sarà farcito molto del materiale dei gruppi a loro contemporanei puntando verso un territorio di confine fra rock evoluto e musica contemporanea ottenendo anche riconoscimenti prestigiosi, come nel caso di “Toccata” (da "Brain salad Surgery" del 1973), riarrangiamento di un concerto per pianoforte di Alberto Ginastera che riceverà gli apprezzamento dello stesso compositore argentino.

EL&P - Keith Emerson, Greg Lake e Carl Palmer
Il picco massimo di compenetrazione della rilettura rock di brani appartenenti al patrimonio classico recente, gli EL&P lo toccano con la versione di “Quadri di una Esposizione” del compositore russo Modest Mussorgsky. Scritto originariamente per pianoforte solo nel 1874 e arrangiato per orchestra da Maurice Ravel, viene rielaborato per trio rock con il titolo "Pictures at an Exhibition" nel 1971: a parte un inaspettato successo commerciale, rafforzato anche dalla trasposizione filmica dell’evento live, l’operazione del trio mette l’ascoltatore di fronte ad un arrangiamento che fa apparire la composizione originaria di una straordinaria attualità, al centro della performance nelle "Blues Variation", Emersoncita lo splendido blues minore di Bill Evans “Interplay”, altro magnifico protagonista dell’elevazione del jazz a musica “colta” nella stagione indimenticabile del jazz modale.
La rilettura delle composizioni classico-contemporanee realizzata dai Nice e poi dagli EL&P rappresenta di fatto una ricontestualizzazione di materiale che si dimostra essere omogeneo al linguaggio assunto dalla musica popolare di matrice rock a partire dalla seconda metà degli anni '60 e rappresenta un elemento chiave dell’europeizzazione del rock, della contaminazione fra una musica di chiara matrice afroamericana e la cultura europea. I contraccolpi di queste sperimentazioni si avranno su tutto il rock dell’epoca e proseguono ancora oggi.Non secondario è anche il ruolo divulgativo fra le masse giovanili di materiale classico, spesso misconosciuto, operato dagli EL&P attraverso le loro trasposizioni.


Emerson il Moog
Nel 1968 il tastierista Walter Carlos con il suo "Switched-On Bach" aveva scatenato una febbrile curiosità sulle possibilità del nuovo strumento ideato da Robert Moog. L’operazione prevedeva l’esecuzione di alcune composizioni classiche con l’ausilio del sintetizzatore (monofonico tra l’altro) modulare ideato dall’ingegnere statunitense. L’idea di Carlos aveva avuto dei seguiti l’anno dopo con "The Well-Tempered Synthesizer" ma, a parte il successo commerciale, solo nel 1972 verrà consacrata dall’inserimento dei temi classici in versione sintetica nel soundtrack di “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick.
Il successo di Carlos aveva generato una certa curiosità attorno al Moog, che si esprimeva in una serie di pubblicazioni discografiche commerciali in cui brani di successo venivano rieseguiti sfruttando il suono del sintetizzatore. Inserimenti di suoni di sintetizzatore si erano ascoltati anche all’interno di alcune produzioni rock sul finire degli anni '60, ma è nel 1970, con l’uscita di "Emerson Lake & Palmer" che il mondo del rock prende consapevolezza delle potenzialità del nuovo strumento.L’assolo finale di “Lucky Man” e i vari suoni utilizzati da Emerson nel primo lavoro della band, rende consapevole la comunità dei tastieristi che esiste un nuovo strumento a tastiera in grado di avere una propria identità all’interno del vocabolario sonoro della musica rock. Il sintetizzatore - come la chitarra elettrica, l’organo Hammond, il piano Fender, etc. - diviene quindi uno strumento che apre le porte a nuove sonorità che hanno tutta la legittimità di affiancare le distorsioni delle chitarre e i ruggiti delle batterie. L’apporto di Emerson a definire alcuni degli elementi linguistici di questo strumento all’interno del rock è un merito fuori discussione e travalica ampiamente i contorni del rock progressive.

L’eredità di Keith Emerson
Alcuni degli elementi che abbiamo analizzato ci portano ad affermare che il contributo allo sviluppo formale della musica rock dato da Keith Emerson non è circoscritto soltanto ll’epopea del rock-prog. Quel genere musicale, con le sue libertà di esplorare nuove dimensioni sonore e formali, ha consentito ad alcuni dei suoi interpreti di allargare i confini conosciuti della musica rock. Di queste esplorazioni hanno beneficiato interpreti ed autori di generi musicali legati al rock e non solo per i decenni successivi.
L’epopea del prog-rock si è si conclusa fra le macerie del punk, che ripristinava l’energetica e primordiale semplicità del linguaggio originario, ma i suoi effetti e le sue sperimentazioni hanno riguardato non soltanto le “nicchie” nostalgiche nel neo-prog, come taluni hanno affermato, ma hanno anche avuto impatti non trascurabili sulle vaste praterie dell’hard rock, del metal e del prog-metal, dove il rapporto con la musica classica, i tempi dispari, i suoni di sintetizzatore rivestono un’importanza strategica, hanno avuto effetti su tutta una serie di autori che hanno continuato ad impiegare le tastiere e a sperimentare con i sintetizzatori considerandoli a pieno titolo strumenti identitari tanto quanto le chitarre.
L’importanza di Keith Emerson nella diffusione dei sintetizzatori lo ha posto anche all’attenzione degli autori della vasta platea dell’elettronica, oggi tornata ad apprezzare le possibilità della sintesi modulare e fra le quali è diffusissimo il marchio Moog Music con i suoi ultimi ritrovati. Recente è la riedizione del «Keith Emerson modular» da parte della casa costruttrice e le apparizioni dell’artista al Moog Fest 2014. 
La figura di 
Keith Emerson non è soltanto il ricordo sbiadito di un periodo dimenticato ma rappresenta una eredità incredibilmente diffusa nella musica odierna.

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