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UMBERTO BOCCIONI: Dinamismo Plastico

...Chi oggi considera l'Italia come il paese dell'arte è un necrofilo che considera un cimitero come una deliziosa alcova.... Si cataloga, si glorifica e si illustra quella malinconica esposizione mineralogica che è il foro romano. Si costruiscono passeggiate archeologiche perché gli atletici fannulloni romani, le giovani misses inglesi, le corpulente coppie tedesche possano mettersi con tutta libertà la lingua in bocca, mentre l'eterno ruffiano cicerone italiano fuma il mezzo toscano con filosofia. In Italia non manca il denaro, non manca la forza: mancano i cervelli moderni. Abbiamo, per vigliaccheria, l'odio del nuovo. Siamo vigliacchi in architettura e inferiori a tutti i paesi; siamo vigliacchi in musica e inferiori a tutti i paesi; vigliacchi in pittura, vigliacchi in scultura, vigliacchi nell'arte decorativa, nel mobilio, nelle affiches , in tutto!... Il denaro! ... la posizione sicura! ... ecco il germe di tutte le vigliaccherie artistiche italiane! Aver delle commissioni, degli incarichi governativi, essere influenti, decorati, e incassar quattrini... Vigliacchi! vigliacchi! vigliacchi! http://intothewildlabibliotecainforma.files.wordpress.com/2010/01/boccioni-plastico.pdf

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Kraftwerk, il suono di un passato futuro.

 da www.princefaster.com https://www.princefaster.it/kraftwerk-il-suono-di-un-passato-futuro/ Nel 1997, il  New York Times  ha definito i  Kraftwerk  i  “Beatles della musica dance elettronica”  e il parallelo è stato a più riprese riproposto da pregiate riviste musicali e di cultura generale come Rolling Stone, The Guardian o LA Weekly che ne hanno anche esteso la portata con titoli come “Kraftwerk Are More Influential Than The Beatles”. Non si tratta solo di titoli ad effetto né di un paragone propriamente musicale, ma di prendere in esame gli impatti che determinate scelte, incluse certe volte in specifici dischi “epocali” o disseminate attraverso vari lavori, abbiano avuto sui gusti del pubblico, sulle scelte di migliaia di musicisti e sugli stili musicali degli anni successivi, o semplicemente sulla capacità che queste due band, anche inconsapevolmente, hanno avuto di prevedere quali sarebbero stati gli sviluppi della popular music. A distanza di ...

un articolo scritto per la scomparsa di Alessandro Alessandroni

Alessandro Alessandroni, death of the whistle The Man Alessandro Alessandroni died on March 26 (2017) at 92 years. Composer, conductor and multi-instrumentalist he will be remembered for his skills as a guitarist and whistler in many famous Italian and international cinema soundtracks Alessandroni began to play various instruments such as guitar, mandolin, piano, flute and sax like a self-taught.  After graduating from the conservatory of Rome he began to work with the “Fonolux” society as member of orchestra for film music. In that period he met Nino Rota who discovers his talent as a whistler. He was nicknamed "whistle" (“fischio”) by director Federico Fellini. Its crisp, clean whistle has been appreciated by many Italian composers of film.  In 1964 Ennio Morricone calls him to make a "fischiatina" (“a little whisper”) for a unknown western movie by Sergio Leone and this song was the theme of the titles of "A Fistful of Dollars". On this music Alessandro...

Un articolo di Muzak su Francesco de Gregori, quando la stampa musicale non aveva peli sulla lingua

Negli anni '70 italiani si era formata una critica musicale, politicizzata e ma molto preparata, che raccontava i fenomeni della musica popolare senza i condizionamenti dovuti ai rapporti economici che esistono ormai fra industria e stampa. Talvolta i giudizi erano forse troppo tassativi ma nascevano dal confronto fra opere musicali di livello altissimo che uscivano in quegli anni e che imponevano un certo rigore metodologico. Oggi, invece, siamo innanzi, da un lato a un'impreparazione culturale diffusa dall'altro a una complementarità al mondo dei promoter e delle agenzie di stampa sommata a una serie di modelli dominanti nella società italiana che rendono "intoccabili" tutta una serie di personaggi. Uno di questi è senz'altro Francesco de Gregori, eletto a sommo poeta e a icona culturale "nobile" di un parte del paese ma che negli anni '70 veniva esaminato con grande rigore critico. Pertanto riporto alla luce un articolo della mitica rivista ...